Prostituzione in Calabria, la tentazione corre sul web

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COSENZA – La squadra mobile della questura di Cosenza ha scoperto un vasto giro di prostituzione con sede a Rende. Eseguite sette misure cautelari emesse dal Gip presso il tribunale del capoluogo bruzio su richiesta della procura. Le accuse sono di favoreggiamento e sfruttamento aggravato della prostituzione. Coinvolte donne quasi tutte straniere. Per quattro delle sette persone indagate (tre italiani, una brasiliana, una ecuadoregna e due cittadini rumeni) il Gip ha disposto gli arresti domiciliari, per le altre la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’attivita’ investigativa si e’ avvalsa di intercettazioni telefoniche e attivita’ di videosorveglianza. A partire dal luglio 2015, gli indagati avrebbero favorito e sfruttato l’attivita’ di numerose persone dedite alla prostituzione, prevalentemente di origine straniera, in particolare sudamericana o rumena, attraverso la sistemazione delle donne in appartamenti ubicati nel comune di Rende  che erano nelle disponibilita’ degli indagati. Uno dei destinatari di misura cautelare fungeva, dietro compenso, da “tassista tuttofare” delle prostitute, accompagnandole sui luoghi nelle quali si prostituivano, e si adoperava per fornire loro oggetti necessari alla consumazione dei rapporti sessuali. Una donna, oltre a prostituirsi, si adoperava attivamente per reclutare altre persone da avviare alla prostituzione.

Foto e testi espliciti

L’organizzazione adescava i clienti su internet, attraverso un sistema ormai consolidato: la prestazione sessuale a pagamento, offerta tramite siti web, mediante annunci di carattere erotico o pornografico, che i provider (prevalentemente “bakekaincontri” e escortitalia”) suddividono opportunamente per provincia di inserzione. Gli annunci propongono incontri sessuali concordati prevalentemente mediante utenze telefoniche cellulari per poi essere consumati in appartamenti appositamente locati dagli inserzionisti. Le fotografie ed i testi contenuti negli annunci sono espliciti e mettono in evidenza corpi nudi e parti intime. In genere l’inserzionista, durante il contatto telefonico, indica all’interlocutore il posto dove raggiungerlo ed il costo della prestazione puo’ variare a seconda delle esigenze del cliente. Il luogo corrisponde solitamente ad un appartamento nel quale esercitano il meretricio uno o piu’ persone. Un vero e proprio “business” che coinvolge sfruttatori, intermediari, proprietari di immobili dati in fitto ed utilizzati come “case chiuse”. Nell’organizzazione proliferano infatti figure con compiti di supporto per la buona riuscita degli incontri tra clienti e prostitute da cui traggono un cospicuo vantaggio economico con la consapevolezza che i proventi ottenuti derivano dalla prostituzione.

Proprietari a volte ignari

L’attivita’ piu’ remunerativa e’ quella di chi procura le abitazioni che ospitano gli incontri sessuali. I proprietari degli alloggi, com’e’ emerso dall’indagine della procura cosentina, non sempre sono a conoscenza di cio’ che avviene all’interno delle loro case, perche’ spesso abitano a diversi chilometri dal luogo in cui, per investimento finanziario, hanno deciso di acquistare gli immobili. In alcuni casi, per gli appartamenti dati in locazione c’e’ un regolare contratto d’affitto registrato all’Agenzia delle Entrate, talvolta da parte dell’agenzia immobiliare che ne ha curato la stipula o dal padrone dell’appartamento. Gli “affittuari ufficiali”, invece, sono dei prestanome, quasi sempre di nazionalita’ extracomunitaria, anche loro dediti al commercio sessuale, che generalmente si spostano con cadenza settimanale di citta’ in citta’. Le strutture abitative sono in uso a donne che chiedono di “lavorare” per un determinato periodo in quella precisa localita’, pagando la somma procapite di 50 euro al giorno a colui che gestisce gli appartamenti.