Pugliese in libertà, il Riesame: non poteva essere messo in carcere

Il Tribunale del riesame di Catanzaro ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari che era stata emessa lo scorso 12 novembre nei confronti di Giuseppe Pugliese, 50 anni, ex direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, nell’ambito dell’operazione ‘Quinta Bolgia’ giunta a conclusione di un’indagine della Procura distrettuale antimafia che ha fatto luce sui rapporti tra le cosche mafiose di Lamezia Terme e i vertici della sanità catanzarese. Operazione nella quale è finito agli arresti domiciliari anche l’ex deputato e sottosegretario Pino Galati che secondo l’accusa avrebbe fatto da anello di congiunzione tra i dirigenti dell’Asp di Catanzaro e i gruppi criminali di Lamezia.

I giudici del Riesame, dunque, accogliendo le tesi sostenute dall’avvocato Francesco Laratta, hanno annullato la misura cautelare emessa dal gip di Catanzaro Barbara Saccà nei confronti di Pugliese con le accuse di abuso d’ufficio e peculato d’uso. In virtù di questa decisione l’ex manager dell’Asp è tornato in libertà tirando un doppio sospiro di sollievo dal momento che nel frattempo, la serata del 20 novembre scorso, era finito dai domiciliari al carcere di Crotone; lo stesso gip Saccà, infatti, aveva disposto l’aggravamento della misura sostenendo che Pugliese avesse violato le prescrizioni che gli aveva imposto al momento di sottoporlo agli arresti domiciliari.

“Il professionista non poteva assolutamente essere privato della libertà sebbene in misura attenuata e, soprattutto, che l’aggravamento della misura per avere violato la prescrizione di interloquire con il proprio difensore anche telefonicamente è stato disposto in base ad una norma di legge abrogata da oltre 15 mesi. In pratica – è la grave affermazione del difensore – il dr. Pugliese è stato portato in carcere in base ad una norma di legge che non esiste”.