Radon, il gas che uccide: Asp e Arpacal lo scoveranno negli uffici pubblici del crotonese

CROTONE – Accertare la presenza di radon, il temibile gas radioattivo naturale che ha effetti cancerogeni, negli uffici pubblici della provincia di Crotone. E’ questo lo scopo della campagna promossa dall’Azienda sanitaria provinciale di Crotone e condotta insieme all’Arpacal, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Campagna che è stata avviata questa mattina allorquando il Servizio salute ed ambiente dell’Asp di Crotone, diretto dalla dottoressa Rosa Bilotta (nella foto con agli ispettori Fabio Menzano, Ugo Mezzotero e Francesco Mancuso), ha iniziato a posizionare in vari edifici pubblici della provincia crotonese gli appositi dosimetri che servono a misurare la presenza di gas radon.

La campagna dell’Asp, finanziata con appositi fondi della Regione Calabria dedicati alle aziende sanitarie, è affiancata dal laboratorio “E. Majorana” del dipartimento provinciale di Catanzaro dell’Arpacal che, oltre ad una formazione mirata per gli ispettori sulle metodiche da usare per il posizionamento dei dosimetri, curerà anche la fase analitica in laboratorio restituendo, appunto, all’Asp di Crotone i rapporti di prova. I dati acquisiti, inoltre, confluiranno nella banca dati che l’Arpacal sta implementando su scala regionale per restituire un quadro dettagliato della presenza di questo gas radioattivo naturale sul territorio regionale.

Quella di Crotone è la prima azienda sanitaria in Calabria che, accedendo ai fondi regionali, ha colto al volo la possibilità di misurare la presenza di gas radon anche negli ambienti di vita.

Ormai sono noti gli effetti che il radon produce sulla salute dell’uomo; il radon rappresenta, infatti, la principale fonte di esposizione alla radioattività per la popolazione. L’Organizzazione mondiale della sanità, attraverso l’International agency for research on cancer (Iarc) ha valutato la cancerogenicità del radon fin dal 1988 e lo ha inserito nel Gruppo 1: “agenti in grado di indurre il tumore polmonare”. Stime consolidate da decenni a livello mondiale attribuiscono al radon la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di tabacco con un rischio proporzionale alla concentrazione. In Italia si stima che, su circa 30.000 casi di tumore polmonare che si registrano ogni anno, oltre 3.000 siano da attribuire al radon, la maggior parte dei quali tra fumatori ed ex-fumatori.

“Non è la prima volta – ha dichiarato il direttore generale dell’Arpacal, Domenico Pappaterra – che Crotone rappresenta un esempio di come debbano collaborare gli enti sul territorio; in questo caso siamo ben lieti di supportare l’azienda sanitaria per monitorare un pericoloso fattore cancerogeno come il radon. Ci auguriamo che anche nelle altre province si possa estendere la collaborazione con le altre Asp anche per questa specifica attività di monitoraggio”.