Reperti d’epoca romana scoperti a ‘Bruciarello’

CACCURI – Forse, questa volta, si farà qualcosa di serio. Bruciarello, una località del comune di Caccuri, conosciuta principalmente per le sue acque terapeutiche, torna ad essere al centro dell’attenzione pubblica, questa volta non per motivi propagandistici elettorali, ma per la scoperta di alcuni reperti archeologici.
Alcuni mesi fa, casualmente, sono stati scoperti, da ignoti a Calusia, una zona a qualche centinaio di metri dai laghetti di Bruciarello, frammenti di tegole, fondi di anfore e molti frammenti di intonaco di colore bianco, e altro materiale di epoca assai lontana.
Da quel momento su quella zona si è concentrato l’interesse e l’attenzione della Soprintendenza archeologica di Reggio Calabria che era stata informata della scoperta dall’Amministrazione comunale di Caccuri.

CACCURI – Forse, questa volta, si farà qualcosa di serio. Bruciarello, una località del comune di Caccuri, conosciuta principalmente per le sue acque terapeutiche, torna ad essere al centro dell’attenzione pubblica, questa volta non per motivi propagandistici elettorali, ma per la scoperta di alcuni reperti archeologici.
Alcuni mesi fa, casualmente, sono stati scoperti, da ignoti a Calusia, una zona a qualche centinaio di metri dai laghetti di Bruciarello, frammenti di tegole, fondi di anfore e molti frammenti di intonaco di colore bianco, e altro materiale di epoca assai lontana.
Da quel momento su quella zona si è concentrato l’interesse e l’attenzione della Soprintendenza archeologica di Reggio Calabria che era stata informata della scoperta dall’Amministrazione comunale di Caccuri.
Dopo una serie di sopralluoghi effettuati nella zona di Calusia, la Soprintendenza archeologica ha sciolto ogni dubbio sui reperti trovati sostenendo che si riferiscono ad un edificio di età romana di imponenti dimensioni con probabile destinazione termale.
I sopralluoghi hanno inoltre consentito di riscontrare rilevanti danneggiamenti apportati alle antichissime ed importanti strutture in occasione della costruzione del “quadro all’aperto” della centrale elettrica Enel. Alcuni operai che presero parte ai lavori della centrale, oggi ricordano di aver trovato durante gli scavi lunghi tubi di piombo e di aver frantumato mura e grandi vasche che venivano sicuramente utilizzate per bagni.
Ora la Soprintendenza, che ha accertato le origini di questi reperti, ai sensi della normativa vigente in materia di beni culturali emanerà sicuramente i dovuti provvedimenti di tutela del monumento scoperto.
Sono indubbiamente questi i primi passi di un iter che dovrebbe successivamente favorire la valorizzazione di un angolo di territorio comunale eccezionalmente ancora selvaggio e particolarmente salutare.
Qui, dalle viscere della terra, infatti, sgorga acqua con poteri curativi risaputi sin dagli antichi romani. L’acqua e la presenza di fango che si forma in modo naturale alleviano i fastidiosi dolori reumatici, curano la pelle e, se l’acqua viene bevuta a digiuno, di mattina per alcuni giorni, purifica e disintossica l’organismo apportando un piacevole benessere.
I Romani sono stati capaci di sfruttare “i poteri” di queste acque. L’edificio sottostante agli attuali laghetti, riserva di acqua e fango, di cui si parla e si vuole tutelare ne sono una concreta testimonianza.
Certamente loro non avevano il problema dell’inquinamento magnetico. In quei lontanissimi tempi non esistevano né la centrale elettrica Enel né i tralicci che sorvolano quasi tutta la meravigliosa zona di Bruciarello e Calusia. C’è , per il momento, da sperare che l’opera iniziata dalla Soprintendenza archeologica di Reggio Calabria possa essere l’inizio di una serie di autorevoli interventi mirati alla realizzazione delle terme e alla purificazione magnetica della zona.
In quel momento di crisi occupazionale e nel contempo di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali la realizzazione delle terme di Bruciarello si pone come un valido strumento per centrare i due significativi ed importanti obiettivi.
FRANCESCO LORIA