Scifo, fermi tutti: archeologia. Il ministero annuncia campagna di scavi

Sia pure con ritardo, alla Soprintendenza si sono resi conto che l’area di punta Scifo, uno degli angoli più suggestivi della costa, ha, oltre a quella paesaggistica, una grande valenza archeologica. Di conseguenza bisogna andare a fondo con le ricerche ed il Ministero si è impegnato a fornire le risorse economiche necessarie. E’ quanto si apprende dalla risposta del ministro per i beni culturali, Dario Franceschini, all’interrogazione presentata dal senatore Enrico Buemi del Gruppo per le autonomie (Svp-Uv-Patt-Upt)-Psi-Maie: la quarta sulla vicenda di Capo Colonna dopo quelle dei parlamentari del M5S Nicola Morra e Paolo Parentela, e di Enza Bruno Bossio del Pd.

Franceschini, dopo aver ripercorso la vicenda del contestato intervento di cementificazione sul promontorio – con gli ultimi sviluppi (sospensione dei lavori ed impegno a rimuovere, almeno in parte, lo strato di magrone e la rete elettrosaldata che coprono i resti del Foro della colonia romana) seguiti all’intervento del direttore generale archeologia del Ministero, Gino Famiglietti – riferisce che quest’ultimo, in occasione del recente sopralluogo sul promontorio per saggiare la reversibilità dell’intervento effettuato davanti al santuario, si è recato anche a punta Scifo per raccogliere elementi utili sul mega villaggio in costruzione e dare conto al quesito posto dal senatore Buemi che riconduce lo scempio di Capo Colonna anche alla nascita della struttura turistica dei fratelli Scalise.

scifo-crotoneUn obbrobrio peggio della pavimentazione del santuario: un’ottantina circa di piazzole di cemento sparse sul pianoro di punta Scifo per l’ancoraggio di altrettanti bungalows, da mesi al vaglio della magistratura che di recente ha chiuso l’indagine sullo sbancamento del costone roccioso sottostante ad opera degli stessi proprietari del villaggio, alla ricerca di una via di accesso alla spiaggia sottostante per i futuri ospiti della struttura turistica. Un futuro sempre più incerto adesso che la Soprintendenza è stata costretta a fare marcia indietro, dopo aver concesso a suo tempo, è il caso di dire con molta leggerezza, il nullaosta ai lavori.

Rispondendo al senatore Buemi, il ministro lo informa che a margine del sopralluogo su Capo Colonna, il direttore generale Famiglietti nel corso dell’ispezione a punta Scifo “ha potuto constatare, su segnalazione degli stessi archeologi della Soprintendenza, la presenza nell’area di estese superfici di frammenti fittili e di materiali di crollo che individuano la presenza, altamente diffusa, di insediamenti (fattorie) sia ellenistici che romani, per cui ha deciso di fornire alla Sorpintendenza per l’archeologia della Calabria le necessarie risorse finanziarie per avviare una campagna d’indagini finalizzate alla tutela archeologica dell’area, nelle forme e con le modalità che risulteranno più coerenti con gli eventuali rinvenimenti dei detti siti”.

La risposta di Franceschini all’interrogazione di Buemi, protocollata martedì 28 aprile, cambia completamente le carte in tavola ed apre spiragli impensabili fino all’altro ieri. Soprattutto sul fronte del costruendo villaggio di Scifo, autorizzato dal Comune con la scusa dell’agriturismo, uno strumento buono per superare qualsiasi vincolo che ostacoli lo sfruttamento di aree soggette a tutela. A piazza della Resistenza ne hanno fatto la leva principale per scardinare i divieti sul promontorio e dare il via libera alla sua urbanizzazione. Perché le strutture agrituristiche sono un conto, le abitazioni private mascherate da agriturismo altro; peggio ancora i mega villaggi che nascono sugli stessi campi che dovrebbero essere utilizzati per placare la fame di prodotti alimentari naturali e genuini che spinge la gente a frequentare gli agriturismo.

Le regole dettate dal Piano regolatore generale del 2003 sono state completamente stravolte. Da attività secondaria da affiancare a quella agricola, l’agriturismo è diventato un segmento a parte. Prova ne è che la condizione essenziale per praticarlo, cioè essere agricoltori, è passata in secondo piano: a Crotone e dintorni prima costruisci la struttura (come a Scifo), poi, o contestualmente, chiedi l’iscrizione al registro degli agricoltori, giusto per piantare qualche cavolfiore o organizzare un apertivo bio nel caso in cui la Regione si ricordi che la materia è di sua competenza ed un’ispezione ogni tanto non guasterebbe. Come quella, per esempio, del dottor Famiglietti, che, per quanto attiene alla sfera archeologica, ha posto una seria ipoteca sul ‘mega villaggio agrituristico’ dei fratelli Scalise.

(Francesco Pedace)