Scuola, sette genitori su dieci temono la ripresa

Il rientro a scuola preoccupa 7 genitori su 10 e timori e insicurezze aggravano la condizione delle famiglie più fragili. L’allarme arriva da Save the Children sulla base dei risultati di un’indagine condotta da Ipsos tra il 4 e il 18 agosto scorsi su un campione di 2370 persone . La principale ansia è data dall’incertezza sulle modalità di ripresa (60%), seguita dai rischi legati al mancato distanziamento fisico (51%) e quindi dalle possibili variazioni di orario di entrata/uscita da scuola che potrebbero non essere compatibili con gli impegni lavorativi dei genitori (37%), specialmente per i genitori di bambini di 4-6 anni (45%). In questo caso i nonni tornano ad essere il pilastro del welfare familiare, per il 22% dei genitori intervistati.

Anche la rinuncia al lavoro o la riduzione dell’orario lavorativo sembra essere una delle opzioni delle famiglie, in particolare quelle con figli più piccoli: una scelta che però – confermando ancora una volta il gender gap del nostro paese – ricadrebbe principalmente sulle madri (14%) più che sui padri (2%). E se quasi 1 genitore su 5 (18%) teme per il proprio figlio difficoltà di apprendimento dopo il lungo lockdown, inquietano anche le ripercussioni della crisi economica: 1 genitore su 10 (ma il dato si raddoppia in Calabria) crede di non potersi permettere l’acquisto di tutti i libri scolastici, 7 genitori su 10 fra coloro che usufruiscono del servizio mensa si dichiarano preoccupati della possibile sospensione del servizio a causa delle norme anti-Covid, mentre 2 genitori su 10 fra coloro che ne hanno usufruito negli anni passati per i propri figli di 4-12 anni, pensano di non poter sostenere le spese il prossimo anno.

I primi effetti di questa situazione si fanno sentire sulle scelte dei ragazzi sul proprio corso di studi: l’8% dei genitori intervistati dichiara che il proprio figlio pensava di iscriversi al liceo ma, a causa delle difficoltà economiche che sta attraversando la famiglia, ha scelto una scuola professionale. L’allarme riguarda anche i nidi e le scuole per l’infanzia: più di 7 genitori su 10 teme che la recessione possa ridurre l’investimento pubblico in questi servizi con conseguente riduzione dei posti disponibili.



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