Sfruttamento della prostituzione, adescavano ragazze con i social: sette arresti a Isola

ISOLA CAPO RIZZUTO – I carabinieri della Tenenza di Isola Capo Rizzuto hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di 7 persone (4 rumeni e 3 italiani) ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione nei confronti di donne straniere provenienti dall’Est-Europa appositamente adescate, violenza sessuale, lesioni personali e minaccia aggravati; reati commessi da maggio 2018 a gennaio 2019. Due le ordinanze cautelari in carcere per Sebi Costel Dragoi, 23 anni, e Aurel Petrica Dragoi, 25 anni. Ai domiciliari sono finiti una giovanissima rumena, Galion Alexandra, di 19 anni e tre italiani di Isola Capo Rizzuto: Vito Vallone, 48 anni, Giovanni Cristofalo, 82 anni, e Francesco Carmine Verterame, 63 anni. Il settimo uomo è irreperibile in quanto sarebbe rientrato in Romania.

La denuncia

Gli arresti sono scattati in seguito ad una indagine nata dalla denuncia di una delle ragazze schiavizzata dal gruppo che, dopo aver subito violenze (anche sessuali per le quali è indagato Sebi Costel Dragoi), nell’ottobre del 2018 si è letteralmente “rifugiata nella caserma della tenenza di Isola Capo Rizzuto” come ha spiegato il tenente Gabriele Migliano. Dal racconto della ragazza, che è stata poi trasferita in una casa protetta, i carabinieri sono arrivati a quella che era una vera e propria organizzazione a delinquere che adescava ragazze dell’est attraverso i social network convincendole a venire in Italia con false promesse. Invece, le ragazze (l’indagine accerta che erano almeno due quelle sfruttate) venivano fatte prostituire in strada oppure in appartamento.

Il ruolo degli italiani

A volte – ed a questo pensavano gli italiani in cambio di denari o favori sessuali – erano accompagnate nelle case dei clienti oppure ospitavano nel loro appartamento che i carabinieri hanno trovato in condizioni igieniche terribile. “Uno squallore organizzato” l’ha definito il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, colonnello Alessandro Colella, che ha puntualizzato: “Spesso si dice che le ragazze dell’Est Europa o dell’Africa arrivano qui per prostituirsi, invece vengono fatte arrivare ancora con false promesse pensando di trovare un lavoro ed una sistemazione, ma vengono poi con la minaccia e la violenza costrette a vendere il loro corpo per far guadagnare i loro aguzzini”.