Strongoli, otto anni senza Gabriele De Tursi. Ma mamma Anna ora non è più sola

“Chi sa parli e dica che fine ha fatto Gabriele”, ancora una volta, per otto anni di seguito, il 5 giugno, è questo l’appello che si è levato da Strongoli in occasione dell’anniversario della scomparsa del giovane Gabriele De Tursi. La novità, però, è che questa volta mamma Anna, nel lanciare il suo accorato appello non si è ritrovata sola: per la prima volta la messa, officiata dal parroco don Pasquale Aceto, si è svolta nel Duomo di Strongoli, che era pieno. Presente il primo cittadino, Sergio Bruno, in fascia tricolore, un rappresentante della Provincia di Crotone, le forze dell’ordine (rappresentanze di Carabinieri e Polizia di Stato), il coordinamento di Libera Crotone, il testimone di giustizia Rocco Mangiardi, ma soprattutto erano presenti comuni cittadini di Strongoli, che finora si erano guardati bene dal tenere le distanze dalla famiglia De Tursi e dalla vicenda.

Dopo la messa e un momento di condivisione in chiesa, ci si è recati sul luogo in cui fu ritrovata la moto di Gabriele per deporre un mazzo di fiori. “Ringrazio tutti – ha detto mamma Anna – quest’anno si è mossa qualcosa in più e ve ne sono grata, perché mi sento meno sola nel dire che non è possibile uscire di casa per un ragazzo di 19 anni e non tornare più. Gabriele era un ragazzo buono, non meritava questo! Ora io lo chiedo ancora una volta: quello che è rimasto di Gabriele lo voglio – ha detto visibilmente provata –  per piangerlo degnamente, per portargli un fiore”.

“Sono deluso – ha detto commosso il sindaco Bruno – non basta essere di più quest’anno, gli strongolesi oggi dovevano riempire il Duomo, rimanere fuori… Siamo ancora pochi a chiedere verità e giustizia per questo ragazzo e mi sento mortificato! Questo mi fa capire che c’è ancora tanto da fare. Continueremo, dobbiamo continuare”.

Negli anni passati la cerimonia dedicata alla memoria di Gabriele non ha mai raccolto più di 10 persone oltre ai familiari stretti, la maggior parte provenienti da Crotone. L’insistenza di Anna a chiedere verità e giustizia per suo figlio aveva infatti creato intorno alla famiglia un cerchio di isolamento ed omertà, di cui la comunità di Strongoli non può certo andar fiera. Gli amici di Gabriele, che frequentavano assiduamente la sua famiglia sono tutti spariti, il vicinato è diventato diffidente e distaccato e Anna ha incontrato difficoltà pure a trovare i soliti lavoretti che era abituata a fare. Al di là delle suore, nessuno ha mai portato consolazione a questa famiglia, che è stato più facile ignorare. Oltre al dolore per la perdita, quindi, i De Tursi si sono ritrovati a scontare anche la solitudine e l’emarginazione. La partecipazione di sabato 5 alla messa è comunque un segnale positivo nella speranza che si riesca a centrare l’obiettivo ribadito dal sindaco quanto dal parroco: scuotere le coscienze, perché chi sa parli.

Può fare la differenza per la coscienza di ciascuno guardare gli occhi di Anna e di sua figlia Loredana, la sofferenza muta di un padre distrutto, toccare da vicino il loro dolore e ammirare la loro dignità, invece di nascondere la testa sotto  terra come gli struzzi. Perché incontrando la storia assurda e tremenda di questa famiglia si prende coscienza che tutti siamo esposti al male, non si può non essere assaliti dal bisogno di consolarli e dissetare la loro sete con l’acqua della verità. Come ha detto don Pasquale “Gabriele per le strade di Strongoli è un’ombra di sconforto, perché ognuno di noi sa che fino a quando continuerà ad essere solo uno tra i tanti scomparsi, fino a quando non sarà fatta verità sulla sua storia, non si possono dormire veramente sogni tranquilli. Quello che è capitato a lui può capitare a ciascuno di noi, al figlio di ogni madre. Non possiamo non accorgerci del male che attanaglia le nostre vite. Non possiamo essere indifferenti al male”.