Stupro a Marconia, il vescovo ‘don Pino’ agli arrestati: “fatevi aiutare ad uscire dal carcere mentale”

“Come vescovo, sento di chiedere perdono dal profondo del cuore in questo momento alle due ragazze e alle loro famiglie. Lo faccio anche a nome di voi giovani, dell’intera comunità di Marconia che in questi giorni sta vivendo una insopportabile sofferenza. Marconia rinnega e prende le distanze da ogni tipo di violenza manifestando vicinanza e amore alle vittime e alle loro famiglie”. Lo ha detto l’arcivescovo di Matera-Irsina, Antonio Giuseppe Caiazzo, durante la messa celebrata alla parrocchia di San Giovanni Bosco a Marconia dove nella notte tra il 6 e il 7 settembre due ragazze inglesi sono state stuprate da un branco di violenti di Pisticci. Durante l’omelia monsignor (don Pino) Caiazzo ha associato la vicenda di Marconia a quella di Willy Monteiro Duarte, ucciso a Colleferro (Roma).

“Chi ha subito la violenza – ha detto il presule originario di Isola Capo Rizzuto – si sente considerato un oggetto nelle mani di altri che decidono di farne quello che vogliono, uccidendo l’inerme corpo o facendolo diventare puro oggetto di piacere per soddisfare i propri istinti innaturali. Poco importa che siano delle bambine alle quali vengono strappati i sogni, procurando ferite così profonde che difficilmente saranno cancellate” mentre coloro che compiono tali azioni “fanno della violenza il linguaggio di una crisi di valori laceranti che continua a generare solitudine e frustrazione, perciò si esprime nella violenza”.

Monsignor Caiazzo ha rivolto un pensiero anche ai quattro arrestati di Pisticci: ”Io non so se voi che siete in carcere siete i responsabili o altri che circolano normalmente per le strade dei nostri paesi. Vi dico con certezza: anche voi siete vittime di un sistema, di voi stessi. Avete una mamma, delle sorelle, delle cugine? Se avessero fatto ai vostri affetti più cari quanto voi avete fatto a queste ragazze come vi sentireste in questo momento? Fatevi aiutare ad uscire non dal carcere dove attualmente vi trovate, ma da quello mentale, dai vuoti che vi portate dentro, dalla bassezza di considerare la vita dono vano. Fatevi aiutare, chiedete aiuto, accompagnamento” ha detto il vescovo. “Fate ancora in tempo a riprendere tra le vostre mani la vita che avete consegnato al male e al vostro soddisfacimento incontrollato. E il male è l’opposto di Dio. Dio è relazione, amore, il male è solitudine, individualismo che spezza la convivenza civile, rompe l’armonia, mina seriamente il progresso civile”.



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