Traffico di droga, pene severe inflitte ai cirotani

Le condanne più pesanti, anche questa volta, sono state inflitte ai cirotani, ritenuti i ‘soci di maggioranza’ di un’organizzazione criminale costituita insieme alle cosche dell’alto Ionio cosentino e di Corigliano in particolare. Una organizzazione che per tutti gli anni Novanta avrebbe monopolizzato il traffico di sostanze stupefacenti; un traffico imponente, chilogrammi e chilogrammi di eroina, cocaina e hascish che avrebbero invaso non solo il mercato locale a cavallo tra le province di Crotone e Cosenza, ma anche alcune piazze della Toscana, della Lombardia, della Svizzera e della Germania.

Le condanne più pesanti, anche questa volta, sono state inflitte ai cirotani, ritenuti i ‘soci di maggioranza’ di un’organizzazione criminale costituita insieme alle cosche dell’alto Ionio cosentino e di Corigliano in particolare. Una organizzazione che per tutti gli anni Novanta avrebbe monopolizzato il traffico di sostanze stupefacenti; un traffico imponente, chilogrammi e chilogrammi di eroina, cocaina e hascish che avrebbero invaso non solo il mercato locale a cavallo tra le province di Crotone e Cosenza, ma anche alcune piazze della Toscana, della Lombardia, della Svizzera e della Germania. A gestirlo, secondo l’accusa, sarebbe stato appunto il locale di Cirò, capeggiato dal 59enne Giuseppe Farao, insieme al locale di Corigliano sotto il comando di Santo Carelli, di 67 anni, ma un ruolo particolarmente attivo lo avrebbe svolto anche il 59enne Domenico Critelli come promotore del gruppo di narcotrafficanti di Cariati.
L’organizzazione era già finita alla sbarra negli anni passati e al termine di un processo denominato ‘Dust’ (polvere), nel marzo del 2001, la corte d’assise di Cosenza aveva inflitto 24 condanne. In appello, tuttavia, quella sentenza è stata annullata e la suprema corte successivamente ha confermato l’annullamento rinviando il processo per competenza davanti al Tribunale di Rossano. Nella serata di giovedì scorso il collegio giudicante presieduto da Guglielmo Labonia ha emesso la sentenza che ricalca, sostanzialmente, quella che era stata emessa cinque anni addietro dalla corte d’assise. Tra le quindici condanne inflitte, le pene più severe, come allora, sono andate ai cirotani.
Domenico Critelli è stato condannato a 21 anni di reclusione; Giuseppe Farao a 20 anni e 8 mesi di reclusione; Cataldo Marincola a 20 anni e 6 mesi di reclusione; Silvio Romano e Luigi Vasamì a 5 anni e 6 mesi di reclusione. E mentre hanno pronunciato sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione dei reati nei confronti del presunto boss Santo Carelli, i giudici hanno inflitto 15 anni e 6 mesi di reclusione ad Antonio Bruno e 8 anni a Luigi Pasquale Zampino, entrambi di Corigliano. Per quanto riguarda il gruppo di Cariati, il Tribunale ha inflitto 7 anni di reclusione a Damiano Mezzorotolo, il 29enne sparito nel nulla da oltre un anno; e ancora il Tribunale ha inflitto 10 anni e 6 mesi di reclusione a Giuseppe Caruso; 9 anni e 8 mesi di reclusione a Mario Covello; 7 anni di reclusione a Cataldo Crescente e Domenico Greco; 12 anni e 4 mesi di reclusione a Giorgio Greco; 10 anni e 6 mesi di reclusione a Giuseppe Marino; 9 anni di reclusione a Francesco Greco di Mandatoriccio.
Sono stati assolti, inoltre, Pietro Giovanni Marinaro, di Corigliano; Cataldo Covello, Giuseppe Covello, Leonardo Fazio, Raffaele Talarico, tutti di Cariati; non luogo a procedere per intervenuta prescrizione anche per Pasquale Tripodoro, collaboratore di giustizia di Rossano.
Del collegio difensivo hanno fatto parte gli avvocati Francesco Laratta, Giancarlo Pittelli, Mario Bombardiere, Tommaso Sorrentino, Graziella Maietta.