Trivellazioni nello Ionio, contrastate dai 5 stelle ma ora autorizzate da Di Maio

Il ministero dello sviluppo economico guidato dal vicepremier Luigi Di Maio ha dato il via libera alle trivellazioni nel mar Ionio proprio davanti le coste crotonesi e nel mare Adriatico per la ricerca di idrocarburi. Sono state firmate dall’attuale ministro le autorizzazioni che erano state concesse dai precedenti governi e contro le quali proprio Di Maio e soci si erano da sempre scagliati. Le autorizzazioni sono nel Bollettino ufficiale degli idrocarburi e georisorse pubblicato il 31 dicembre 2018.

Quello che fa più specie è che il ministero guidato dall’attuale leader dei Cinque Stelle oggi firma un documento – il Bollettino ufficiale 31/12/2018 – dove glorifica la tecnica dell’air-gun che in questi anni ha sempre combattuto anche con i vertici del movimento: da Casaleggio al redivivo Di Battista. Nel bollettino del Mise guidato da Di Maio, invece, è scritto “l’air gun è ad oggi considerata la tecnica più efficace per lo studio delle caratteristiche geologiche del suolo marino, non solo ai fini della ricerca di idrocarburi ma anche a scopi scientifici e di protezione civile (…) e si riscontra l’assenza di una correlazione provata del tipo causa-effetto degli impatti degli airgun sui mammiferi marini”.

Sulla vicenda, era facilmente immaginabile, è scoppiata una durissima polemica politica relativa proprio alle contraddizioni del Movimento 5 Stelle che in campagna elettorale sostiene una battaglia ma da quando è al governo le ha smentite tutte a partire proprio dalla NoTap e finendo alla NoTriv.

La ricostruzione della vicenda all’interno del governo, come sempre, è complessa ed è colpa di qualcun altro. Il ministro Costa precisa che non ha “mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò” e sottolinea che “anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via, non sarebbe automaticamente una autorizzazione. Voglio che sia chiaro”.

Costa promette: “Noi siamo il governo del cambiamento e siamo uniti nei nostri obiettivi. Siamo e resteremo contro le trivelle. Quello che potevamo bloccare abbiamo bloccato. E lavoreremo insieme per inserire nel dl Semplificazioni una norma per bloccare i 40 permessi pendenti come ha proposto il Mise”.

Il sottosegretario del Mise, Davide Crippa, invece giustifica la firma con il fatto “le autorizzazioni concesse dal Ministero dello Sviluppo Economico sono la conseguenza obbligata per legge dell’ennesima scelta assurda ereditata dal passato Governo. E’ chiaro quindi che avevamo davanti due alternative: bloccare con forte rischi di impugnazione e non ottenendo alcun risultato, oppure lavorare per una proposta normativa in modo tale da porre fine al proliferare di richieste di trivellare il nostro territorio o i nostri mari”.

Non si conosce il pensiero delle parlamentari crotonesi sulla vicenda. Entrambe proprio nei giorni scorsi avevano presentato un esposto alla Procura su questioni ambientali del territorio. Oggi si limitano a condividere il pensiero altrui. L’onorevole Elisabetta Barbuto ha condiviso sul suo profilo quello che dicono il ministro Costa e un onorevole pentastellato della Puglia. Stessa cosa ha fatto la senatrice Margherita Corrado che pure della difesa e tutela del paesaggio e dell’ambiente ha fatto un suo cavallo di battaglia.