Un monumento per non dimenticare Monongah

SAN GIOVANNI IN FIORE – “Per non dimenticare i minatori calabresi morti nel West Virginia (Usa). Il sacrificio di quegli uomini forti tempri le nuove generazioni. Monongah, 6 dicembre 1907; San Giovanni in Fiore, 6 dicembre 2003”.
Recita cosi la stele che il Consiglio regionale ha donato alla città di Gioacchino. Piazza Aldo Moro è più bella, più accogliente. Sabato scorso San Giovanni in Fiore ha ricordato i martiri di Monongah. I suoi 34 fratelli deceduti nella deflagrazione della miniera del West Virginia.
L’Abbazia, ammaliante e incantevole come sempre, ha accolto con compostezza e commozione l’omelia del vescovo di Cosenza monsignor Agostino. Tra i banchi, presenze illustri: Luigi Fedele, presidente del Consiglio regionale, Riccardo Succurro, sindaco di San Giovanni in Fiore, Luigi Incarnato, consigliere regionale dello Sdi, Mario Oliverio, onorevole dei Ds, Mario Maiolo e Franco Laratta, in rappresentanza della provincia di Cosenza.

SAN GIOVANNI IN FIORE – “Per non dimenticare i minatori calabresi morti nel West Virginia (Usa). Il sacrificio di quegli uomini forti tempri le nuove generazioni. Monongah, 6 dicembre 1907; San Giovanni in Fiore, 6 dicembre 2003”.
Recita cosi la stele che il Consiglio regionale ha donato alla città di Gioacchino. Piazza Aldo Moro è più bella, più accogliente. Sabato scorso San Giovanni in Fiore ha ricordato i martiri di Monongah. I suoi 34 fratelli deceduti nella deflagrazione della miniera del West Virginia.
L’Abbazia, ammaliante e incantevole come sempre, ha accolto con compostezza e commozione l’omelia del vescovo di Cosenza monsignor Agostino. Tra i banchi, presenze illustri: Luigi Fedele, presidente del Consiglio regionale, Riccardo Succurro, sindaco di San Giovanni in Fiore, Luigi Incarnato, consigliere regionale dello Sdi, Mario Oliverio, onorevole dei Ds, Mario Maiolo e Franco Laratta, in rappresentanza della provincia di Cosenza. E poi, qualcuna delle delegazioni dei municipi interessati: Falerna, Carfizzi, Guardia Piemontese, Strongoli, Caccuri, Castrovillari, Gioisa Jonica e San Nicola dell’Alto.
Una cornice di tutto rispetto. Agostino, nella sua omelia, si è rivolto ai giovani: “Nessuno nella vita – ha detto il prelato – deve essere svogliato; non si può vivere di consumismo, ma di conquiste. Il nostro è un popolo che per amare la propria terra la deve lasciare..”.
Il vescovo ha tirato qualche frecciatina anche ai politici: “Bisogna fare di più, bisogna fare meglio” ha detto.
Riccardo Succurro, invece, dopo avere ringraziato la Regione Calabria ha ricordato la piaga dell’emigrazione: “Monongah, è una tragedia che ha segnato la storia di questa città. Un tempo partivano i braccianti, ora partono gli intellettuali. Bisogna intervenire”.
Dopo la Santa Messa ci si è spostati in piazza Aldo Moro. Qui, è stata innalzata la stele scolpita da Mario D’Ascola. Fedele ha avuto parole d’affetto verso la città florense ed ha ricordato la piaga dell’emigrazione. “Questo è il simbolo – ha detto – che la Regione Calabria è vicina a San Giovanni in Fiore. Il consiglio regionale è casa vostra, è dei calabresi”.
Infine, l’assessore sangiovannese, Vincenzo Gentile ha letto il telegramma che Savino Pezzotta, segretario nazionale della Cisl, ha inviato al comune florense. Il 6 dicembre San Giovanni in Fiore ricorda i suoi fratelli di Monongah. Finalmente il giusto tributo a chi è morto sul lavoro.