Usura, arresti dopo indagini avviate a seguito di un tentativo di suicidio

COSENZA – “Questa operazione parte dalla denuncia di una persona che stava per suicidarsi e dobbiamo continuare a dire alla collettività: se denunciate lo Stato c’è, è con voi e interviene con specifiche provvidenze. Se voi denunciate noi operiamo”. Lo ha detto il procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo commentando l’esecuzione da parte della Polizia di Stato, di cinque misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Cosenza su richiesta della Procura della Repubblica, per i reati di usura, estorsione ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Delle cinque persone, tre sono finite in carcere, una è agli arresti domiciliari, l’altra sottoposta a divieto di dimora nei comuni di Cosenza e Rende.

I poliziotti hanno accertato che sedici persone, in stato di necessità, si erano rivolte agli strozzini trovandosi poi a dover restituire il denaro con tassi di interesse stratosferici: al mese raggiungeva il 57%, fino al 230% a bimestre e all’850% a trimestre. In alcuni casi, le vittime erano costrette a consegnare le proprie tessere bancomat o postapay. Tra di loro disoccupati, artigiani, operai, muratori, imbianchini e pensionati, che in alcuni casi non potevano pagare le bollette o addirittura fare la spesa.

In un caso, un uomo si è rivolto all’usuraio perché non aveva i soldi per fare operare la figlia piccola. Una donna, invece, si era rivolta agli strozzini per le condizioni economiche disastrose legate al vizio delle slot machine, e dopo un tantativo di suicidio è entrata in un centro per guarire dalla ludopatia. Nel corso delle perquisizioni effettuate dai poliziotti nelle abitazioni dei cinque indagati sono stati rinvenuti documenti, agende e una sorta di “libro mastro” nel quale erano annotati debiti e crediti delle vittime con i loro nomi.



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